SOS CANTORES CUGLIERI coro a Cuncordu
SOS CANTORES CUGLIERIcoro a Cuncordu

Storia del coro Sos Cantores 

..due righe sulla formazione del coro Sos Cantores e sulle precedenti generazioni di cantori, che hanno permesso la trasmissione di questi meravigliosi canti.

Il passato:

Molti anni fa, si presume, che il numero dei cantori, maggiore rispetto ad oggi, faceva si che ogni Confraternita avesse un proprio coro, che intonava le note di Miserere e Stabat Mater dietro la propria effigie; ognuna di esse seguiva, inoltre, un percorso diverso dalle altre, a creare all'interno del paese una moltitudine di processioni che convergevano tutte nei luoghi atti alle celebrazioni (non tutti esattamente corrispondenti a quelli odierni a causa di variazioni derivate da questioni interne alle Confraternite). Al giorno d'oggi la situazione non appare più come allora. A causa della riduzione del numero dei cori non più ciascun coro canta dietro la propria statua, ma si è ritenuto opportuno riunire i restanti complessi dietro l'effigie della Madonna Addolorata (il Miserere, essendo di per se rivolto al Cristo, chiaramente unico, veniva già da prima cantato in maniera vicendevole dai cori riuniti), e così è ancor oggi.
Si tramanda inoltre che ogni coro avesse con gli altri un rapporto di sfida e di gelosia, che spesso sfociava in vera e propria ostilità.  Questo sentimento, evidentemente, rimane un po' anche negli animi dei nuovi cantores sebbene sia opportuno evidenziare una faccia positiva di questo fatto, cioè come questa tendenza verso la chiusura nei confronti degli esterni e dei componenti gli altri cori risulti altamente conservatrice nei confronti del canto stesso: infatti è presente nei cantori un continuo volgersi indietro, un vangare e rivangare alla ricerca dell'antico, del modus dei vecchi cantori, alla ricerca del genuino.  

 

"Vint'annos":

Fino a circa venti anni fa il numero dei cori che seguivano le funzioni della Settimana Santa si era ridotto a tre, ma tra il 1996 e il 1997, un gruppo di giovani di età compresa tra i sedici e i diciotto anni, aventi in comune una profonda passione per il canto nonché una particolare attrazione verso questo ramo del patrimonio culturale cuglieritano, decide di iniziare ad apprendere le prime nozioni, consapevole, nel prendere in mano questo testimone, del grave peso che esso possiede nella tradizione sacra ma anche profana del paese.  Questo patrimonio di altissimo valore culturale viene tramandato, per via unicamente orale, grazie alla illustre disponibilità dei cantori la cui etica impone loro di trasmettere la loro scientiam alla generazione successiva allo scopo di permettere il perpetuarsi di questi antichi canti. La particolare complessità della tipologia canora caratterizzante il canto sacro a Cuglieri è la causa della inesorabile selezione che fa si che solo pochi fra gli allievi che, magari attratti dalla stessa passione che accomuna tutti i cantori, si sono trovati a partecipare alle prove siano stati ritenuti idonei ad iniziare l'apprendimento. Oltre all'indispensabile passione, per diventare un cantore gioca un ruolo preponderante "l'orecchio musicale", di cui è necessario possederne in larga quantità, per ovvie ragioni. La selezione è anche un'altra, e sta dall'altra parte, ed è quella che riduce il pubblico ad un nocciolo di persone possidenti mezzi intellettivi e culturali adatti a poter cogliere i particolari del canto sacro cuglieritano nelle sue sfaccettature, non senza valutarne i contesti storico, geografico, etnomusicologico.  Risulta quindi chiara la ragione di quanto accade durante le processioni della Settimana Santa, in cui si vedono i cantori circondati da gruppi di studiosi, etnomusicologi, o persone semplicemente interessate, e da altrettanti microfoni panoramici e registratori. Per molte di queste persone la Settimana Santa cuglieritana è ormai un appuntamento fisso da diversi anni. Potrebbe sembrare inutile sottolineare come il coro "Sos Cantores" rifiuti nella maniera più assoluta ogni tipo di esibizione avente come repertorio il canto sacro, in piazza o simile, poiché andrebbe ad infangarsi il carattere elitario che questo canto è venuto a raggiungere. La sola idea che mentre si intonano le note di Miserere e Stabat il pubblico chiacchieri distratto, tra una birra e l'altra, come capitato agli amici di un rinomato coro sardo in una esibizione di carattere sacro, fa inorridire.

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