SOS CANTORES CUGLIERI coro a Cuncordu
SOS CANTORES CUGLIERIcoro a Cuncordu

Canti Profani

Solitamente con canti profani si intende quell'insieme di componimenti propri di ambienti festosi, di sagre paesane,  di divertimenti. Anche a Cuglieri il significato è lo stesso, sebbene non cosí tanto marcato. Infatti gran parte dei canti inclusi nel repertorio profano mostra radici in contesti tutt'altro che spensierati o festosi. Si contemplano ad esempio tragedie sentimentali come in S'Ottava trista, un componimento che ha come soggetto una valle a cui il poeta si rivolge in un lamento per la morte di una donna, la padrona della valle stessa, con la quale esso aveva chiaramente dei legami sentimentali. Sa cumpagna de sa vida e Itte bella chi ses sono "sas istudiantinas" dedicate alle donne. Sa Burrasca descrive invece l'evolversi di una catastrofe navale nella quale il protagonista perde tutti i suoi averi, e di ciò si lamenta. I canti piú festaioli sono Sa Murinedda, ossia "la morettina" che si fa prestare capi di vestiario e ornamenti per poter andare alla festa del paese; o le Filugnane, canto di cui in realtà i versi sono originari di Sassari, che vengono cantate in particolare in occasione della festa campestre in onore di S. Imbenia Martire, il 29 aprile, e che segna quasi una rinascita, una ripresa, "un'autorizzazione", dopo la chiusura ad ogni attività festaiola imposta dal periodo quaresimale. Il canto a ballo è un componimento che appunto nasce per accompagnare il ballo sardo cuglieritano, caratteristica fondamentale è ovviamente la ritmicitá che deve dettare il ritmo ai danzatori; il testo del canto, su Duru duru, é originariamente un canto monodico che le donne cantavano ai bambini facendoli ballare sulle proprie ginocchia. La parola duru deriva dall'arabo duru e significa gira. La forte presenza della chiesa ha condizionato molto il canto, non solo dal punto di vista della melodocità ma anche dei testi, peró come per ogni movimento e istituzione, ci furono anche nei confronti del clero persone a favore e persone meno a favore, per cui si assisteva all'emergere di canti dai testi satirici, anticlericali: è il caso de Sa Padrina. La satira si riferisce a sos Padres kircantes del Convento, che andavano a cercare soldi e beni di prima necessitá da ridistribuire ai poveri, ma che spesso cercavano anche qualcos'altro...

C'è da far presente che quello che abbiamo oggi è una delle due branche del repertorio canoro profano: esistevano infatti, trenta - quaranta  anni fa, due tipologie di canto, una è quella che abbiamo conservato, denominata "Su cantu 'e sos Artigianos", eseguita seguendo la tipologia a cuncordu, e l'altra, quella che è andata perduta, è invece "Su cantu 'e sos Pastores" che veniva eseguita secondo il modus a tenore. Di quest'ultima, ai rimanevano in vita due anziani cantori, scomparsi una decina di anni fa, prima che si riuscisse a registrare le testimonianze, e tantomeno ad apprendere quel genere. Si suppone che la scomparsa di questa seconda tipologia canora, e allo stesso tempo la integra conservazione di un repertorio invidiabilmente ricco della prima, ossia del canto a cuncordu, sia stata evidentemente condizionata dalla forte presenza della Chiesa nel paese. Il culmine di ció venne infatti raggiunto proprio nella prima metà del '900, quando la chiesa di  S. Maria della Neve divenne Basilica Minore (nel 1919, sotto il Pontificato di Benedetto XV)  e quando all'ampio numero di chiese si aggiunse, nel 1927, il Seminario Pontificio regionale sardo "Sacro Cuore di Gesù" affidato ai padri della Compagnia di Gesù, e quando erano in piena attività il Convento dei Servi di Maria e il Convento dei frati Cappuccini. É in questo periodo che il canto sacro subisce una considerevole valorizzazione, e quindi indirettamente anche il genere canoro che più gli rassomigliava: quello a cuncordu, quello degli Artigiani, a discapito del canto dei Pastori, che viene perciò sovrastato da quest'ultimo. Bisogna ricordare, a riguardo, che i cantori che cantavano nelle funzioni della Settimana Santa erano un numero considerevole, e data la predilezione da parte di questi della tipologia a cuncordu -sia per ragioni vocali, sia perché questo modus veniva giudicato in qualche modo più raffinato- si può supporre che siano stati i cantori stessi i maggiori responsabili di questa selezione, come, del resto, della conservazione impeccabile dell'ampio repertorio profano di cui oggi siamo in possesso.

Sa Murinedda [mp3]
Istudiantina, "Sa Murinedda"
17 Traccia 17 Coro a Cuncordu 'Sos Canto[...]
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