SOS CANTORES CUGLIERI coro a Cuncordu
SOS CANTORES CUGLIERIcoro a Cuncordu

Quaresima e Settimana Santa a Cuglieri

la processione del Penitente

Da una relazione di Antonello Scanu 

 

La Quaresima

Oltre alla consueta apertura con la celebrazione della Santa Messa nel giorno di Mercoledì delle Ceneri, i cuglieritani si preparano alla pasqua aggiungendo alle celebrazioni quaresimali canoniche determinate pratiche suggerite dalla tradizione:

 

1. Sas Rughes (le “Via Crucis”)

Il periodo della quaresima comprende sei venerdì, escluso quello “di Passione”. Ancora oggi, tutte le confraternite, a turni di una per volta (e ricordando che il turno spettante all’estinta confraternita della Madonna della Misericordia è coperto dalla confraternita della Madonna delle Grazie), accompagnano il parroco ed un lungo corteo di fedeli, nella diffusa pratica nota comunemente con il nome di “Via Crucis”. La processione si snoda dall’interno della Basilica della Madonna delle Nevi, sede della confraternita del Santo Rosario, sino alla chiesa di Sant’Antonio da Padova, sede dell’ex confraternita della Misericordia dei padri Cappuccini, con le soste presso le croci murali sparse lungo le vie Basilica, Cugia, Roma, Vittorio Emanuele e p.zza Cappuccini; quindi si ritorna in Basilica per la solenne Benedizione Eucaristica. Inoltre, per il periodo quaresimale, si usa ancora oggi invitare i cosiddetti “Quaresimalisti”, ovvero dei grandi predicatori, che dal pulpito della Basilica tengono delle omelie solenni, invitando i fedeli al digiuno ed alle altre pratiche pie in preparazione dei riti della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo.

L’ordine di partecipazione alle Via crucis è il seguente:

-Primo Venerdì: confraternita di Santa Croce

-Secondo Venerdì: confraternita della Vergine delle Grazie\Addolorata (turno spettante all’estinta confraternita della Misericordia)

-Terzo Venerdì: confraternita della SS. Vergine del Rosario

-Quarto Venerdì: confraternita della Madonna del Carmine

-Quinto Venerdì: confraternita di San Giovanni Battista

-Sesto Venerdì: festa della Madonna Addolorata e partecipazione alla Via Crucis della confraternita medesima con il simulacro della Vergine dei Sette Dolori.

 
2. Su Nennere

Come visto sopra, al quarto venerdì di Quaresima l’accompagnamento della processione spetta ai confratelli della Madonna del Carmelo. In quest’occasione si assiste, in molte case del paese, alla preparazione di un  particolare omaggio floreale composto di germogli bianchi di grano, noto popolarmente con il nome di “Nennere”: un piatto ricolmo di semi di grano viene bagnato e nascosto in una stanza buia all’interno di un sacco, affinché, una volta germinati i semi, i germogli non ricevano luce e diventino verdi. Il giorno di mercoledì Santo i piatti con i germogli vengono portati alla luce per ornare i sepolcri allestiti presso gli oratori di tutte le confraternite.  Spesso la parte centrale del piatto viene lasciata vuota per potervi mettere un lumicino o, sempre a scopo decorativo, un germoglio di fava o di lenticchia. L’uso di questa decorazione risale ad epoche remote ed ha una forte valenza simbolica: il germoglio è infatti un simbolo di rinascita; come il seme “rinasce” dopo lo stato di “morte apparente”, dovuto alla “quiescenza” all’interno del terreno, così anche Gesù Cristo, a cui si vota l’omaggio floreale, risorse dalla sua morte sulla Croce.  

 

3. La festività della Madonna Addolorata

Abbiamo visto anche come il sesto venerdì, ovvero quello che precede la Domenica delle Palme, coincida con una festività della Madonna Addolorata ( un’altra è fissata per il 16 Settembre). In quest’occasione la confraternita della Madonna Addolorata, deputata all’accompagnamento della Via Crucis, reca tradizionalmente il simulacro della Vergine dei Sette Dolori. Al seguito della statua si trova il coro dei Cantori dell’Addolorata, che accompagna la processione intonando i versi del canto sacro “Stabat Mater”. A rientro avvenuto, in Basilica, si assiste ad un’omelia ; a seguito di questa il corteo si riunisce nuovamente per accompagnare, in una solenne processione, la statua della Madonna ed i confratelli nel loro rientro alla loro sede, nella chiesa della Madonna delle Grazie, presso l’ex convento dei frati Servi di Maria. Qui i cantori terminano il canto dello Stabat Mater  ed il parroco chiude le celebrazioni con il rito della Benedizione Eucaristica.

 

4. La Predica delle Anime

La domenica che segue il quinto venerdì di quaresima ha luogo, in Basilica, la cosiddetta “predica delle Anime”: il parroco, dopo aver recitato i sette Salmi Penitenziali e le Litanie di Tutti i Santi, tiene un’omelia solenne, al termine della quale ha luogo, invece della consueta Benedizione Eucaristica, la Benedizione ed il bacio della Vera Croce. Al termine della celebrazione, "sos cuncordos"  si recano nel coro retrostante l’altare maggiore, sempre in Basilica, per cantare ”Su mesu Miserere”, ovvero la prima metà del salmo 51, noto come “Miserere”. 

 

5. La Domenica delle Palme e la predica del Giudizio

Presso tutte le confraternite, nella domenica che precede quella di Pasqua, si svolge la Messa e la Processione delle Palme. La più partecipata è quella organizzata dal parroco con la confraternita del Rosario: nella mattinata, intorno alle ore 10, il parroco, la confraternita ed uno stuolo di fedeli si riuniscono per la celebrazione nella chiesa di San Quirico; qui inizia una solenne Messa cantata ed il parroco proclama quel brano del Santo Vangelo che riguarda l’ingresso di Gesù nella città di Gerusalemme, dopodiché avviene il rito della benedizione delle palme e la confraternita del Rosario apre la processione che s’incammina sino alla Basilica. Qui, dopo aver proclamato il Vangelo che descrive la Santa Passione e dopo aver esteso l’omelia, il sacerdote, col rito dell’Eucarestia, termina la Messa. Nel pomeriggio, invece, ha luogo la “Predica del Giudizio”, rito uguale in tutto e per tutto alla su nominata “Predica delle Anime”, e alla fine del quale, i cantori terminano di cantare il miserere iniziato la domenica precedente.

 

La Quaresima ha termine con i riti dell’attesissimo triduo Pasquale, preceduto da alcune manifestazioni.  

 

6. Il Mercoledì Santo: la preparazione dei sepolcri

Presso ogni oratorio confraternale, all’interno delle chiese, vengono allestiti i cosiddetti “Sepolcri”: una cappella viene ornata con fronde, fiori e piatti di “Nennere” ed al centro viene riposta un’urna destinata a contenere il Santissimo Sacramento. Anticamente, innanzi a questa cappella veniva montata una grande cortina di tela, sulla quale erano dipinte alcune scene della Passione.

Particolare della Confraternita di San Giovanni durante i riti della Settimana Santa.

7. Il Giovedì Santo: il “Lavabo” e “Sas Chilcas”

I riti della Settimana Santa veri e propri, iniziano nella giornata di giovedì: durante la mattinata, in tutte le chiese confraternali, vengono celebrate delle messe, durante le quali viene recitato il Vangelo della Passione. Sul finire, le ostie consacrate vengono trasportate in processione fino alle cappelle dei Sepolcri, dove vengono deposte all’interno delle urne, per essere esposte alla venerazione dei fedeli. Al termine della celebrazione ha luogo un particolare rito: il sacerdote si sveste la pianeta e, dopo aver indossato la stola viola, verseggia il miserere, mentre i priori e le prioresse spogliano gli altari da tutti gli addobbi e rovesciano sugli stessi i candelabri ed i Crocefissi, come segno di lutto.
Anticamente, dopo queste celebrazioni, nella chiesa di Sant’Antonio da Padova, i confratelli della Vergine della Misericordia curavano l’usanza della Benedizione e distribuzione del “Pane dei Poveri”; l’usanza permane a cura della confraternita del Rosario, e viene spostata a dopo l’incontro serale delle confraternite per il rito della Santa messa “In coena Domini”, su nella nostra Basilica. 
Nel pomeriggio, dunque, avviene il primo incontro delle confraternite, ognuna con le proprie statue e le proprie croci nere (simbolo di lutto e di penitenza): la confraternita dell’Addolorata reca la Vergine dei sette dolori, la confraternita di Santa Croce porta la statua di Santa Maria Maddalena, la confraternita del Carmine porta Santa Veronica, quella di San Giovanni Battista porta la statua di Santa Marta, mentre dodici fra i confratelli della Misericordia venivano deputati a rappresentare la corte dei dodici Apostoli, e ciascuno di loro recava in mano una fiaccola (= “Atza”, nel dialetto Cuglieritano). Queste confraternite, dopo essersi incontrate per le vie del paese, si riuniscono per formare un corteo e recarsi su in Basilica, attesi dal parroco e dalla confraternita del Rosario recante l’effigie di Santa Maria Cleofe, per assistere alla Messa nota come “ Missa in coena Domini”. Durante la Santa Messa avviene il rito del “Lavabo” e della Benedizione dei Pani dei Poveri: fra le confraternite vengono scelti dodici membri (anticamente partecipavano i dodici prescelti fra i componenti della Misericordia), questi, scalzatisi il piede destro, lo offrono al sacerdote che lo lava con un mazzetto di lavanda profumata intinta nell’acqua benedetta, lo asciuga con un panno di lino e, infine lo bacia. Subito dopo avviene la benedizione delle ceste ripiene di pani; sulla tavola dove sono riposte le ceste, si trovano anche dodici pesci, che, benedetti a loro volta, vengono offerti ai confratelli che si prestano al rito della Lavanda, secondo una tradizione antica ed affermata nel nostro paese.
A messa finita, le confraternite, partendo dalla Basilica, procedono, accompagnate dal sacerdote, alla processione cosiddetta “de sas Chilcas”, ovvero delle visite ai vari Sepolcri, il tutto a notte inoltrata. Recando le proprie effigi e le croci di cui sopra visto, esse si dispongono nel seguente ordine:

·         San Giovanni Battista (che anticamente era preceduta dalla confraternita della Madonna della Misericordia);

·         Madonna del Carmelo;

·         Madonna del Rosario;

·         Santa Croce;

·         Madonna Addolorata;

La processione, in ordine, tocca le seguenti tappe:

·         Sepolcro della confraternita del Rosario; interno della Basilica, cappella di San Giuseppe.

·         Sepolcro della confraternita della Misericordia; interno della chiesa dei Cappuccini dei Santi Edoardo ed Antonio da Padova, cappella del Santo Crocefisso.

·         Sepolcro della confraternita di San Giovanni Battista; interno della chiesa di San Giovanni Battista, cappella di Sant’Apollonia.

·         Sepolcro della confraternita del Carmelo; interno della chiesa della Madonna del Carmine, cappella di San Gabriele Arcangelo.

·         Sepolcro della confraternita dell’Addolorata; interno della chiesa della Madonna delle Grazie dei padri Serviti, cappella del Santo Crocefisso

·         Sepolcro della confraternita di Santa Croce; interno della chiesa di Santa Silvana-Santa Croce, Altare Maggiore del Santo Crocefisso.

Ogni qualvolta ciascuna confraternita raggiunge il rispettivo oratorio, i componenti attendono all’esterno l’uscita delle altre. Quando la confraternita dell’Addolorata sfila dalla chiesa di Santa Croce per rientrare alla sua chiesa, che da lì dista neanche duecento metri, le altre, mantenendo l’ordine della processione, ponendosi ad un lato della strada, prestano ossequio alla Vergine dei sette Dolori facendo una profonda genuflessione. Durante la processione i cantori si sistemano dietro il simulacro della Vergine e intonano lo Stabat Mater nella variante Semplice.

Esposizione del Cristo durante "S'Isgravamèntu"

8. Il Venerdì Santo  

 a) “S’Ingravamentu” (la Crocifissione)

Fra i giorni del Triduo Pasquale, è quello più carico di avvenimenti e l’attenzione è concentrata quasi tutta sulla confraternita dell’Addolorata. In mattinata, verso le ore dieci, inizia il rito cosiddetto “de s’ingravamentu”, ovverosia della crocifissione, che si articola in quattro momenti differenti:
Nella chiesa della Vergine delle Grazie, mentre il sacerdote verseggia il Miserere, viene aperta la nicchia che conserva la lettiga ed il Crocefisso snodato; questo, nella cappella di San Domenico,viene affisso dai priori dell’Addolorata a “sa Rughe Maistra”, cioè la croce che, a rito ultimato, viene “issata” sopra un’altra croce “gemella”, “sa Contrarughe”, o meglio la vera Croce penitenziale, di cui diremo ora. Quando il Cristo viene affisso alla “Rughe Maistra”, viene trasportato momentaneamente dalla cappella di San Domenico alla cappella sede del Sepolcro, quella del Santo Crocifisso, per essere esposto all’omaggio dei fedeli, ed in particolar modo, a quello di un uomo che, nella sua vita, abbia fatto voto di trasportare in spalla la Croce penitenziale, “sa Contrarughe”. Costui, all’occasione, indossa l’abito della confraternita dell’Addolorata.
Verso le undici, il penitente viene caricato del peso della Croce, che dovrà portare in processione sino alla Basilica;    
Il percorso ascendente (la chiesa della Madonna delle Grazie si trova alle pendici del monte Bardosu, sul quale si “stende” il paese, mentre la Basilica della Madonna delle Nevi ne occupa l’esatta sommità), ricorda al penitente ed a quelli che lo seguono, il tortuoso cammino del Monte Calvario, percorso duemila anni or sono da N.S. Gesù Cristo. Questa processione ha, inoltre, una singolare caratteristica, quella di essere percorsa quasi correndo, ed è presto detto il perché. All’accompagnamento della confraternita nella processione, si aggiunge uno stuolo di donne che, nell’arco di tempo compreso fra un Venerdì Santo e quello dell’anno precedente, abbiano avuto dei lutti in famiglia; queste, come vuole la tradizione, recano in mano un lume ad olio e,stando dietro alla croce, lo devono deporre prima che questa venga tirata su, attorno alla fossa preparata a tale scopo, che si trova in Basilica davanti alla scalinata centrale che dalla navata conduce al presbiterio.  Dopo tutto ciò, la confraternita fa rientro alla chiesa delle Grazie, dove, da lì a poco, sono raggiunti da tutte le altre confraternite per la processione con il Cristo.
Prima che la processione parta, le prioresse della confraternita di Santa Croce si occupano di ricoprire il Crocifisso con un lungo telo di lino decorato: “su Velu”.
Dopodiché, appena esce la statua della Vergine dei Sette Dolori, che segue tutte le altre confraternite (disposte nell’ordine descritto nel precedente paragrafo), lo stesso Crocifisso viene caricato e trasportato in spalla  rispettivamente da un confratello del

Carmelo (che della croce sostiene il piede), da un confratello del Rosario (che sostiene il braccio sinistro) e da un confratello di Santa Croce (che sostiene il braccio destro); ai lati, due membri della confraternita di San Giovanni si occupano di “scortare” il gruppo, unitamente ad altre persone scelte da coloro che trasportano il Cristo.
Dietro sta il sacerdote ed il coro dell’Addolorata che canta il Miserere. 
Appena la processione arriva, ha inizio una solenne predica, ed il Crocifisso viene scoperto dal velo. Contemporaneamente, viene fissata la corda che serve per tirare su il crocifisso al centro dell’estremità più alta della “Contro-Croce”, c’è un foro, all’interno del quale viene fatta passare la corda che, tirando, fissa alla prima la corrispondente estremità della “Croce Maestra”, permettendo che le due croci, identiche per forma, vengano portate a combaciare perfettamente, formando un’unica Croce. L’innalzamento della croce avviene nel momento in cui il predicatore, descrivendo dal pulpito la processione di Gesù al Golgota, accenna proprio a quel momento. Finita la predica, le confraternite si congedano, dandosi appuntamento per la serata, sempre nella chiesa della Madonna delle Grazie.

b) “S’Isgravamentu” (la Deposizione)  

Durante il pomeriggio, dunque, le confraternite si riuniscono nuovamente nella Chiesa della Madonna delle Grazie; due confratelli, uno di Santa Croce ed uno dell’Addolorata, impersonano le figure bibliche di “Nicodemo” e di “Giuseppe di Arimatea”, e recano in processione due vassoi, uno contiene gli strumenti della Deposizione e l’altro contenente una lunga striscia di lino bianca, usata nel deporre il Cristo e nel ricoprirne le piaghe; a rito ultimato sullo stesso vassoio sono esposti i Chiodi della crocifissione; ciascuno di questi due prescelti sceglie un accompagnatore all’interno della rispettiva confraternita.

Fra le confraternite di Santa Croce, dell’Addolorata, del Rosario e del Carmelo vengono scelti otto rappresentanti: quattro di questi vengono deputati al trasporto delle due lunghe scale usate nella deposizione, ed altri quattro vengono scelti per trasportare il feretro del Cristo morto, ovverosia “sa Littéra”;

questi, a loro volta scelgono quattro loro compagni come accompagnatori. Ci sono da specificare alcune cose, cioè che:
·         sia il penitente che in mattinata porta la Croce, sia Giuseppe di Arimatea e Nicodemo, unitamente a coloro che trasportano “sa Littéra”, con tutti gli accompagnatori rispettivi, sia ancora coloro che durante la mattinata trasportano il Crocifisso in Basilica, tutti questi, a differenza degli altri confratelli, non portano il cappuccio bianco, che è un segno di lutto.   
·         Fra questi citati, fa a sua volta eccezione il penitente che porta la Croce in mattinata, costui, infatti indossa il cappuccio in occasione della processione per la quale fu scelto. Per quanto lo riguarda, bisogna ancora specificare che, durante tutte le funzioni del giorno, è costretto dalla tradizione a portare in mano il largo cuscino rosso, del quale si è servito nel sopportare il pesante carico della Croce. 
La processione parte dalla chiesa delle Grazie intorno alle ore sedici, ed il corteo si dispone secondo quest’ordine: 
·         Avanti a tutti, i rappresentanti delle varie confraternite, disposti secondo l’ordine consueto, con le proprie croci nere ma questa volta senza le rispettive statue delle Pie donne; 
·         Dietro alla confraternita dell’Addolorata, ultima nel corteo di rappresentanza, sta l’omonima statua, alla quale fa seguito il Parroco ed i cantori dell’Addolorata, che cantano lo Stabat Mater nella variante "Sequentia". La statua trova innanzi a se, subito dietro la confraternita, Nicodemo e Giuseppe di Arimatea con in mano i vassoi, accennati poc'anzi, ed il penitente della Croce con il cuscino in mano.  
·         Chiude la “sfilata” delle confraternite la “lettiga”, portata in spalla dai confratelli di cui sopra visto. La Lettiga è coperta con “su Velu”, usato in mattinata nella processione del Crocifisso e, oltre all’accompagnamento dei confratelli scelti, è fiancheggiata da due confratelli di San Giovanni. 
Appena giunti in basilica, la Vergine dei Sette Dolori si ferma avanti al Crocifisso ed i cantori terminano lo Stabat. 
Inizia così la predica ed il rito della deposizione, che a questa fa seguito. I gesti compiuti nel crocifiggere e nel successivo deporre il Cristo sono altamente suggestivi ed hanno un che di teatrale: non è raro vedere, fra gli scintillii dei flash delle macchine fotografiche, persone commosse in questi momenti così significativi. La deposizione avviene in momenti diversi:   

    
1)      Nicodemo e Giuseppe di Arimatea si approssimano alla statua della Madonna, quasi a chiederle il permesso di deporre Gesù dalla Croce. Dunque, dopo essersi inginocchiati di fronte alla Croce, la scalano e levano la Corona di Spine dal capo di Gesù e, dopo averla elevata al popolo, discendono le scale per deporla sul capo della Madonna.
2)      Dopo aver risalito le scale della Croce, prendono il lungo panno di lino (quello portato nel vassoio) e, dopo averlo fatto passare fra le braccia e la nuca del Crocifisso, inizia lo “schiodamento” dalla Croce. I chiodi, dopo essere stati elevati al popolo, vengono deposti sul vassoio e presentati alla Vergine.   
3)      In ultimo, viene fatto scendere il Corpo Santo dal legno e, dopo essere stato presentato al popolo ed alla Madonna, viene riposto nell’ apposito feretro e ricoperto con il velo.

 

A rito ultimato, i cantori della Addolorata, ponendosi dietro la lettiga, intonano il Miserere e, in ordine,  parte la processione che rientra alla chiesa delle Grazie. Arrivati qui, i cantori terminano di cantare, il Cristo viene posto nel sepolcro per ricevere l’adorazione e le confraternite si congedano per ridarsi appuntamento all’indomani mattina.

"Sas Chilcas", la visita ai sepolcri.

9. Il Sabato Santo: la Via Crucis

Nella mattinata di sabato, intorno alle ore otto, tutte le confraternite, con le rispettive statue delle Pie Donne, si riuniscono nuovamente in Basilica, per dare il via ad una lunga e suggestiva processione, in cui il tradizionale rito della Via Crucis si fonde con quello più popolare de “sas Chilcas”.
Dalla Basilica parte la processione, guidata dal parroco a dai cantori dell’Addolorata, che cantano lo Stabat Sequentia (o Semplice, nel percorso dove la distanza tra una chiesa e l'altra lo consente) dietro alla statua della Vergine dei Sette Dolori. In quest’occasione, alcune delle croci murarie che intervallano la via Crucis, vengono saltate, perché le ultime stazioni vengono proclamate all’interno dei vari sepolcri.

A differenza del Giovedì sera, l’ultimo dei sepolcri ad essere visitato, invece di quello di Santa Croce, è quello della chiesa delle Grazie, poiché qui si trova l’effigie del Cristo Morto. Dopo, la Confraternita del Rosario organizza nelle stanze del Salone Parrocchiale in Via Basilica, l'invito per le confraternite e per i cantori con panini, dolci e bevande.

 

I riti del Sabato terminano qui, ma i confratelli si riuniscono nuovamente la sera, ciascuno nelle proprie sedi. Il pomeriggio è infatti dedicato alla preparazione di numerosi “bouquet”, composti con coloratissime viole selvatiche, racchiuse in profumate foglie d’arancio. Questi decorano i fanali ed i tradizionali Crocifissi processionali, che così ornati, “sfilano” la mattina di Pasqua, per rendere omaggio al Cristo Risorto, creando così un’allegra atmosfera di festa paesana.

 

10. La Pasqua di Resurrezione  

La lunga attesa durata quaranta giorni, ha finalmente termine con la gioiosa festa della Pasqua e l’allegria con cui si festeggia a Cuglieri è una splendida cornice alla fede con la quale viene celebrato questo evento. In questo giorno l’attenzione ricade sulla confraternita di Santa Croce, che organizza le celebrazioni. Verso le ore nove, tutte le confraternite si riuniscono  nella chiesa omonima, per scortare la processione de “su Jesu”, la statua del Risorto, accompagnato da “sa Maria de Pasca”, ovvero la Vergine finalmente vestita a festa.  I membri delle varie confraternite, per l’occasione, depongono il cappuccio bianco, segno di lutto, e recano i Crocefissi da festa, anziché le funeree croci nere. 

    
La tradizione vuole che, appena giunti alla chiesa i confratelli, il sacerdote passi con l’acqua santa per benedire i bouquets di violette, che ornano i Crocifissi e gli stemmi confraternali. Fra le confraternite di Santa Croce,  dell’Addolorata, del Rosario e del Carmelo, ancora una volta, vengono scelti otto membri, due per ognuna, per portare in spalla le statue del Risorto e della Madonna di Pasqua. Parte così la processione alla volta della Basilica della Madonna delle Nevi, nella quale si svolge la Santa Messa ed il rito tradizionalmente noto come “s’Incontru”.  L’ordine in cui si arriva in Basilica è sempre lo stesso dei giorni precedenti, ed il corteo è chiuso dalle statue su menzionate, accompagnate dal parroco  e dai confratelli di San Giovanni Battista.  Appena arrivati in chiesa, le due statue vengono deposte su due mensole opportunamente predisposte, e vengono sistemate in modo tale che quella della Madonna volti le spalle a quella del Cristo, per poter dare luogo al rito de “s’incontru”, indi inizia la solenne Messa cantata. Il rito de “s’incontru”, che celebra l’incontro fra la Madonna e Gesù risorto è caratteristico di quasi tutti i paesi della Sardegna, ma qui a Cuglieri acquista una nota caratteristica: Cuglieri è infatti l’unico paese a celebrare quest’usanza all’interno di una chiesa, mentre altrove si fa all’aperto, al centro di una piazza pubblica. Qui da noi avviene nel seguente modo: appena il sacerdote intona i versi del “Gloria”, durante la Messa, il sacrestano scocca le campane a festa, mentre alcuni confratelli, afferrando la portantina, girano la statua della Madonna fino a portarla in posizione frontale rispetto a quella del Risorto. Finita la Santa Messa, ci si riorganizza in processione, per fare rientro alla chiesa di Santa Croce. All’ occasione, viene portata in processione da un confratello di Santa Croce, la cosiddetta “Croce Parrocchiale”, un’antica croce in argento sbalzato, che reca incisa da una parte l’immagine del Crocifisso, e dall’altra l’immagine della Vergine Immacolata.  Il rientro delle effigi alla chiesa di Santa Croce, è salutato da una batteria pirotecnica (c'era l'usanza prima, di salutare con gli spari dei fucilieri, appostati sui terrazzi delle case prospicienti).
A rientro avvenuto, la confraternita organizza un generoso invito augurale, a base di buon vino e di dolci tipici; dopodiché le confraternite si congedano e rientrano alle loro sedi, dove ha luogo la spartizione dei mazzetti di viole benedette, e i membri possono finalmente raggiungere le rispettive case, dove si imbandiscono lunghe tavolate per il tradizionale pranzo a base di porcellini ed agnelli arrostiti al fuoco.

Particolare de "S'incòntru" del giorno di Pasqua

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